.
Annunci online

L_Antonio
Odio gli indifferenti


Gli Ultimi


9 luglio 2014

Il generale

Scrive Francesco Bei che le critiche all’Italicum che arrivano a Renzi dalla sinistra del PD quasi lo galvanizzano. E che adesso partirà la controffensiva contro i ‘frenatori’, che diventeranno così i ‘sabotatori’ non delle ‘riforme’ ma dell’Italia tout court. Al telefono, pare che il premier abbia stretto ancor più il ‘patto’ con Berlusconi (l’altro ‘patto’ è quello con la Merkel), assicurandosi il fronte sul lato di Forza Italia. Ora Renzi farà scattare il fronte interno, chiamando a raccolta il partito contro gli oppositori. La manovra è sempre la stessa, la maggioranza renziana del PD che chiede ai parlamentari sostanzialmente di chinare il capo. Una ‘mossa’ che alle prossime politiche non sarà più necessaria visto che, nella testa del premier, maggioranza interna e parlamentare coincideranno in modo martellante. D’altronde, il ‘patto’ con la Merkel (riforme in cambio di flessibilità) regge solo se regge il ‘patto’ con Berlusconi e se il PD risponde come un sol uomo al suo segretario-premier e ai ‘patti’ che stipula, senza più frenator-sabotatori a rompere le uova nel paniere.

Raccontata così dà non dà l’impressione di una manovra politica, piuttosto di una manovra di campo (‘campo’ d’altronde è un termine che sta divenendo molto renziano). Manovra di campo in senso bellico. Non c’è nulla della mediazione politica, né del vicendevole ascolto, tanto meno della trattativa in cui reciprocamente ci si legittima in vista di un obiettivo comune. No. No davvero. Il linguaggio, la fenomenologia, gli atteggiamenti, gli stili, le ‘pose’ sono quelle del generale, degli stati maggiori, degli ufficiali di complemento e dei soldatini che marciano nel fango sotto le granate. E poi ci sono i sabotatori, i disfattisti, quelli che non vogliono il bene dell’Italia. E poi, ancora, la vecchia guardia accusata di sabotaggio, la palude in cui si rischia di restare impantanati, i patti (meglio se col nemico), la rete diplomatica e le grandi alleanze, il fronte che si muove, si spacca, arretra o avanza. L’Aula come metafora della grande pianura dove gli eserciti si affrontano. La tenda dove i generali elaborano strategie. Le ripicche, le stilettate, i colpi bassi, la rottamazione, la gloria, la macchina del fango, il petto in avanti, i grandi discorsi alle truppe, la fortuna che arride agli audaci.

Questa è la grande novità renziana. Trasformare l’aspetto dialettico della politica in mera tenzone. Il dialogo politico in una rete di ‘patti’ e di accordi. Rendere l’anima della politica un’anima bellica. Pensare al bene comune come al frutto di una ‘vittoria’ bellico-mediatica. Chiamare a raccolta i fedelissimi dragoni contro gli infedeli, i congiuratori, i sobillatori, i disfattisti. Che la guerra fosse la prosecuzione della politica con altri mezzi, era noto da tempo. Ma non voleva dire che alla politica si dovesse sostituire la guerra! Al contrario. La celebre formula significa che la guerra è guerra, ma che è sempre la politica a dettare i tempi: PROSECUZIONE della politica! Churchill, insomma. Non che al sopraggiungere della guerra la politica (l’intelligenza diplomatica della politica, la sua razionalità discorsiva) debba cadere in un silenzio ostinato e assistere inerte allo scempio. Oggi pare di essere dinanzi a un tavolo dove il generale indica una mappa piena di bandierine, i fedelissimi ascoltano, e tutto il resto deve essere silenzio.

Si sa che fu il generale inverno a battere Napoleone, ossia i tempi lunghi, dilatati, le naturali fasi della politica, come un destino che batte alle porte. Si sa pure che la politica non è soltanto ‘manovra’ o ‘rapporti di forza’. E che due dei più grandi politici di questi ultimi quaranta anni (Moro e Berlinguer) erano tutto meno che coatti baldanzosi pronti a fare il grugno davanti al ‘sabotatore’ eventuale. Se tutto questo non fosse chiaro, allora è possibile che le cose si complichino e i tempi si allunghino un po’ troppo, e prima o poi cali il gelo. Diverso sarebbe se oltre all’arte dell’eloquio il premier conoscesse anche quella dell’ascolto e della temperanza. La migliore parola possibile non è quella che fuoriesce dalla bocca, ma quella che entra nell’orecchio. Soprattutto se si tratta di cambiare le basi costituzionali del Paese.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. renzi guerra pd moro berlinguer

permalink | inviato da L_Antonio il 9/7/2014 alle 8:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 luglio 2013

La politica

            Occhei, adesso passo per vecchio nostalgico, ecc. Ma se metto a confronto il turbinare politico-ideologico della Prima (e in parte Seconda) Repubblica con la fuffa che gira oggi, mi sento svenire. Francamente non c’è paragone: è come passare da una corsa a cui partecipano puledri di classe, a una gara di ronzini e somari. Tant’è che la polemica sui rottamati è davvero insulsa anche perché quando servono idee, strategie e colpi di genio si ricorre sempre ai soliti: D’Alema, Veltroni, Marini, Bersani e compagnia cantante, oppure si punta su dirigenti più giovani ma di provata esperienza e di provata scuola, come Cuperlo. Tutta gente che non ha studiato sul tablet, insomma, ma sulla carta, non ha affrontato dei followers ma dei cittadini in carne e ossa e non si è circondato di ‘amici’ ma di compagni. E non cliccava ‘I like’, ma diceva: ‘Sono d’accordo con la relazione del segretario e anche con le conclusioni che farà il compagno della federazione’ (!).

Per non passare per un passatista, dico subito che anche oggi vi sono moltissimi motivi di interesse sulla scena. Per esempio le olgettine, o i finti capelli di Berlusconi, ma-anche la pitonessa, il taglio di capelli di Renzi, le primarie aperte o chiuse o a metà, l’iscrizione online magari last minute, i gadget e simili questioni. Tuttavia, il dibattito sui Quaderni o quello sull’operaismo, la discussione sul compromesso storico, la lotta al terrorismo, i congressi con le presidenze pletoriche e monumentali, gli ingraiani contro gli amendoliani, ma anche gli ossimori di Moro, il cattolicesimo sociale e popolare, la parola ‘poveri’, le sezioni dei partiti, i miglioristi, la sinistra cristiana, l’unità della sinistra, i cortei contro la mafia, le bandiere colorate del pacifismo, i movimenti degli studenti, le strade piene di gente, i fricchettoni, i figicciotti, la politica-politica, i manifesti scritti a mano, i tatzebao, i ciclostile (!), ecc. ecc., non sono tanto dei grumi di nostalgia addensatisi nella memoria, quanto tasselli reali di un mondo diverso, forse lontano e oggi quasi scomparso, che non era bello in sé o perché somigliava così tanto alla nostra gioventù, ma perché era pieno di politica mentre oggi al massimo vediamo polvere sparsa che qualcuno si ostina ancora a chiamare in quel modo desueto.

A mio parere la politica deve essere speranza, non solo arte della guerra o scontro comunicativo di agenzie, sondaggisti e uffici stampa. E poi deve essere bella, come dice in Baaria il papà morente in un estremo sforzo. Si dice che D’Alema si sia commosso dinanzi a quella scena. Non me ne meraviglio affatto. Anzi. A me, tra un po’, commuoverà persino l’ampex (si diceva ‘ampex’, non video) di un discorso bianco e nero di Pajetta al congresso, mentre ancora mi scuote l’immagine del corpo Moro dentro la Renault 4, stipato come un sacco floscio, un po’ la metafora di quel che resta della vecchia agorà.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. d'alema politica baaria moro

permalink | inviato da L_Antonio il 25/7/2013 alle 7:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 aprile 2013

Chiudere un ciclo

 

Il tempo, dicevamo, logora i furbi. Quelli che vorrebbero lasciare agli altri l’onere, e poi trasformarli in orsetti di comodo a cui sparare bordate. È il ruolo che si è scelto Grillo e il suo movimento scombiccherato. Alla lunga se ne vedono i limiti e i rischi, soprattutto per loro. Non si può stare alla finestra, non si può concorrere a una competizione politica (politica è sinonimo di responsabilità) e poi pensare di stare in un videogioco a fare referendum web pure sull’aria che si respira. Dilettanti allo sbaraglio, abbiamo detto. Ma anche irresponsabili, con un giochino ormai scoperto che mostra i suoi limiti. Li aspetto, i grillini, dinanzi a scelte importanti come quella del Presidente della Repubblica. Li aspetto dinanzi alla possibilità che quest’ultimo possa poi sciogliere il Parlamento e rimandarli a casa: attori precari, elettricisti e disoccupati compresi. Li voglio vedere dinanzi al rischio di perdere uno scranno da 13.000 euro al mese, li voglio vedere tornare a casa da cittadini ex parlamentari, di nuovo alle prese con una vita quotidiana spesso dimessa, divenuta ora persino più frustrante dopo tre mesi di belle epoque alla Camera o al Senato.

Il vuoto della politica produce mostri. Da circa venti anni il panorama è occupato da persone qualunque, spesso sbiadite, quasi mai colte ma alle prese con tremendi incarichi istituzionali, nonché da molti politici improbabili, da parvenu, da gente davvero fuori luogo. La crisi dei grandi partiti, poi tangentopoli, poi la legge dei Sindaci, poi il berlusconismo, poi la superfetazione di partiti ad hoc, padronali, di liste civiche o di società civili inflattive ci hanno regalato il nulla del nulla, di cui il grillismo è soltanto la crema della crema. Quando si chiuderà questa fase ingloriosa, quando Bersani avrà tessuto il suo filo e stretto il cappio, quando la politica tornerà ad occupare i vuoti (perché i cicli si chiamano cicli apposta), quando riemergerà una vera opinione pubblica, allora ci saranno in giro molti reduci del ventennio, molti ex politici spaesati, ma spero anche un nuovo sistema dei partiti, rigenerato, istituzioni più efficaci, più partecipazione grazie ai partiti stessi, meno individualismo, meno ambizione personale, e più democrazia a tutti i livelli. Dopo tanti avventurieri tornerà l’epoca dei grandi politici. E della responsabilità pubblica. Con meno comici e meno miliardari sulla plancia. Non è nostalgia, ma una speranza.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pd moro grande politica bersani grillismo

permalink | inviato da L_Antonio il 17/4/2013 alle 9:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 maggio 2012

Trulleri trulleri

 IL LIBRO DELLE RADICI

Si chiama rassemblement, ma in pratica è una contorta ammucchiata dettata soltanto dalla fifa matta di spappolarsi. Non dovrebbe nascere così il PPE in stile italiano, ma in modo più consono. Disgraziatamente il centrodestra ha subito uno smottamento, Casini ha mollato d’amblais i suoi partner terzisti, l’antipolitica avanza minacciosa, il fu PDL sembra una scheggia impazzita. Da questo putiferio al massimo nasce una caciara, non una proposta politica. Te credo che Grillo ha buon gioco a destra: quello non è nemmeno un esercito in rotta (che ha comunque una propria tremenda dignità), ma sembra piuttosto un club di fumatori a cui sia stato improvvisamente annunciato uno sciopero a oltranza dei tabaccai.

E allora. La proposta di costruire un asse tra moderati e progressisti, a fronte del presunto PPE italiano di cui sopra, sembra una strategia biblica, tanto è densa di spessore. Davvero è l’unico progetto sensato in campo, l’unico cuneo capace di rompere il fronte di antipolitica e di crisi che ci sta stringendo. Fioroni oggi ricorda il primo centrosinistra, quello di Moro e Nenni. Ma non serve nemmeno andare troppo lontani o essere così ambiziosi. Basterebbe rimettere in sesto le istituzioni, tessere di nuovo una linea tra vertice dello Stato e cittadini, porre mano al tema dell’equità, avvicinare l’abisso che si chiama disuguaglianza sociale, restituire dignità al lavoro, alla scuola, alla cultura, dare forza ai diritti, ricostruire uno spirito nazionale e una solidarietà sociale.

Non è poco, certo, e forse è molto più di quanto Moro e Nenni immaginarono 50 anni fa. Ma il PD è il perno giusto di questa sfida, perché viene da tradizioni politiche e culturali forti, che si sono messe in gioco, e puntano all’innovazione effettiva, non al ‘novismo’. Ecco ciò che lo distingue dai tanti esperimenti grillino-liberisti che si succedono in questi mesi, ultimo quello di Montezemolo Godot. Ma io non conosco alberi senza radici. E queste non servono solo a radicare al suolo, ma a raccogliere dalla terra tutti i tesori che vi si celano. Non a caso il PD è l’unico partito nazionale italiano: da qui, da questa storia italiana, sociale, da questa comunità, da questa cultura trae linfa e auspici. Il grillino saltella, invece, ItaliaFutura svolazza, il PDL crolla, il terzista ondeggia nel vuoto pneumatico della non-scelta: ma dove credono di andare, così trulleri trulleri?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. grillo radici rassemblement pd moro

permalink | inviato da L_Antonio il 15/5/2012 alle 15:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 maggio 2012

Progressisti e moderati

Siccome il mondo politico-giornalistico è strapieno di quelli che chiedono al PD di scegliere, di dire che cosa vuole fare, ecc.. Io dico che costoro o sono sordi, o non capiscono, o ci fanno. Propenderei in linea di massima per la terza che ho detto. Bersani e D’Alema (solo per dirne due) ripetono instancabilmente da mesi che all’Italia servirebbe un alleanza di progressisti e moderati, nonché una riforma elettorale e istituzionale che rilanci la politica e il ruolo del Parlamento, invece di deperirlo. Ovviamente si fanno orecchie da mercante e ci limita a tirare il PD per la giacchetta o accusarlo di immobilismo o indecisionismo. Ecco il senso delle varie foto a cui si appellano un po’ tutti.

I recentissimi risultati elettorali hanno chiarito che SEL e IDV, da soli, al massimo promuovono candidati alle primarie di coalizione cercando di battere quello designato dal PD. Per il resto godono di una ristretta manciata di punti elettorali. L’UDC di Casini, per ammissione del Capo, ha visto morire il progetto Terzo Polo e oggi si accinge all’ennesima avventura del Partito della Nazione. Forse dovrebbe ammettere che le rendite di posizione centriste funzionano in un sistema politico strutturato, non sulle macerie dell'attuale. E allora, ci vuole molto a capire che un asse tra queste forze, nel rispetto reciproco, produrrebbe una prospettiva per il Paese che oggi manca? Un’alternativa possibile? Un bel compromesso storico a là Berlinguer, che rimetterebbe al mondo le istituzioni e riaprirebbe le porte a un po’ di speranza?

Anche perché, ha ragione Ciliberto oggi su l’Unità, i calcoli politici e la politologia non bastano a dare conto delle crisi attuale e dei risultati elettorali. Al fondo c’è una abnorme questione sociale che attende risposte serie. Un’alleanza di moderati e progressisti come indica il PD sarebbe il realistico punto di riferimento che oggi manca, ben più di un fronte della sinistra per quanto combattivo. Anche perché ignorare l’apporto delle forze moderate, vorrebbe dire regalarle di fatto al fronte avversario, così, gratuitamente, solo perché a noi piace la purezza della nostra proposta politica. Si badi. Le alleanze non sono un optional in politica, ma un cardine del sistema. Guai a ignorarlo.


7 dicembre 2009

Aridanghete

Ho atteso almeno 48 ore prima di emettere un giudizio sul “No-B day”. Volevo attendere che cadesse il governo, o che Berlusconi lasciasse nottetempo l'Italia, a bordo di uno dei suoi aerei privati. Siccome niente di tutto ciò è accaduto, ne deduco malvolentieri che lui è ancora lì, e che la questione è lievemente più complessa di un fantastiliardo di “click” sui PC prima e del successivo corteo “fine-de-mondo” dopo.

Il problema vera non è la caduta di Berlusconi, il problema vero è il dopo-Berlusconi, ossia quella fase che dovremmo gestire con una certa sapienza, per evitare che delle istituzioni democratiche italiane non resti nulla, se non macerie fumanti. Il problema vero è una democrazia debole, sono le tentazioni plebiscitarie, espresse non dal premier soltanto, ma da pezzi sempre più corposi del Paese.

Lo ha detto Bersani dalla Annunziata citando la Iotti, la quale queste cose le sottolineava già nel 1979 da Presidente della Camera. Le riforme istituzionali non sono “inciucio”: SONO UNA TRASPARENTE NECESSITA', di cui farsi carico davanti al Paese, nella limpidezza pubblica delle aule parlamentari.. La necessità che non muoia, con Berlusconi, anche la nostra fragilissima democrazia. C'è la tendenza, difatti, in epoche di “click 'n roll” sui computer, e di “virtualità” e immediatezza mediatica, che si perda di vista il senso profondo della mediazioni istituzionale, che il Parlamento appaia di nuovo un'aula sorda e grigia, che le aule (consiliari, dei tribunali, delle scuole) sembrino “ospizi” da scavalcare con un click, per un verso, o con un'innaffiata di presidenzialismo alla Bush, per un altro.

Maltese su "Repubblica" di ieri lo ripete fino alla noia: il PD non avrebbe capito i mutamenti profondi avvenuti nella società. Aridanghete. E' la stessa frase che sento ripetere da quaranta anni, a soggetto variato: prima il PCI, poi la CGIL, oggi il PD. Lo si diceva anche di Berlinguer, del compromesso storico, dell'attenzione persino ossessiva che il PCI poneva alle questioni dello Stato, delle istituzioni, della Costituzione. Lo si diceva di Moro, e dell'asse che si stava costruendo tra quest'ultimo e lo stesso Berlinguer. Non avvenne a caso che le BR colpirono lì, ESATTAMENTE lì. Perché lì c'era il massimo punto di sintesi tra tenuta delle istituzioni e concreta prospettiva di riforma e di movimento. Asor Rosa, che certo non possiamo tacciare di moderazione, dice senza mezzi termini nel suo “Il grande silenzio”: “Osservata a posteriori, con lo sguardo di oggi, la linea indicata da Moro e Berlinguer […] può essere considerata […] l'ultima rilevante proposta strategica formulata dal ceto politico italiano”. E ancora: “Con l'assassinio di Moro, i brigatisti soppressero uno dei soggetti del cambiamento”. CON LO SGUARDO DI OGGI, dice Asor Rosa. Cioè con sguardo storico. Mentre fuori c'era il “movimento” (che testimoniava “i mutamenti profondi intervenuti nella società”, nevvero Maltese?), quei due, il capo della DC e il capo del PCI, lavoravano nelle istituzioni a progettare strategicamente un passaggio di fase che facesse sopravvivere democrazia e costituzione, prima di tangentopoli e del salto plebiscitario-mediale di questi anni. Quei due facevano politica-politica, non spot, eventi, ecc. Ed erano a capo di due grandi partiti popolari, due sonde possenti insinuate nella società, altro che loft, sondaggi e cinematografia. Difatti le BR colpirono lì, e lì fecero centro.

Lo dico sinceramente. Sono lieto che la manifestazione del 5 dicembre abbia avuto successo. Sono lieto anche che il PD ne abbia rispettato il senso, evitando di cavalcarla (come avrebbe furbescamente potuto). Ma dico pure che non possono essere le piazze quasi-mediatiche a progettare riforme sociale e istituzionali, a costruire un cambiamento democratico. Non si smonta l'egemonia a colpi di Carosello. Il consenso bisogna strapparlo pezzo a pezzo, casa per casa, quartieri per quartiere. Serve, come al solito, la politica-politica.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. No b day bersani pd Moro berlinguer aridanghete

permalink | inviato da L_Antonio il 7/12/2009 alle 22:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


17 ottobre 2009

A CHE SERVONO LE PRIMARIE


Walter Tocci
l'ha pubblicato su "Il Manifesto" di oggi. Noi, ovviamente, lo rilanciamo. Sarà che troviamo in ciò che scrive Walter molte delle nostre convinzioni, delle nostre preoccupazioni, delle nostre disillusioni e, infine (e meno male) delle nostre speranze.
Questo è l'inizio.
 

A che servono le primarie? A destrutturare i partiti per sostituirli con un rapporto diretto tra leader e popolo. Su questa risposta concordano sia i tifosi sia i detrattori dello strumento. I primi sono ispirati da spericolate invenzioni e i secondi da una nostalgia del bel tempo andato. Questi stereotipi rischiano di bloccare il dibattito del Pd e di frenare la ricerca di nuove strade. Dall’esterno Ida Dominijanni (Il Manifesto 13-10)vede il pericolo più lucidamente di tanti dirigenti del partito. segue


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pd berlinguer primarie moro walter tocci

permalink | inviato da L_Antonio il 17/10/2009 alle 22:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
sfoglia     giugno        agosto
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Politica
Musica
L'Antonio (Gramsci)
Visioni
Orvieto e dintorni
Cultura
Vado ai Massimi
Interventi

VAI A VEDERE

massimo d'alema
Alfredo Reichlin
Phil
PER RIPARTIRE
gianni cuperlo
Italianieuropei
Centro Riforma dello Stato
fondazione gramsci
NotePD
Adry
celapossofare
Bolledaorbi
Makìa
Eta-beta
Ritaz
Patry
maria grazia
LauraOK
Quartieri
Corradoinblog
Marco Campione
Francesco
Viaggio
Lessico democratico
Riderepernonpiangere
Paolo Borrello
Camereconvista
Francesco Montesi (da Parrano)
Simone Tosi
RED TV
RED COMMUNITY
PER L'ITALIA
la voce info
l'Unità
il manifesto
il riformista
filosofia.it
write up
Orvietan
francesco totti


           I due L_Antoni

 




 


Il libro de L_Antonio Qui, per vedere meglio la copertina, per leggerlo e
acquistarlo

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7.03.2001. Le immagini inserite in questo blog sono prelevate in massima parte dalla rete web; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore o copyright terzi, vogliate comunicarlo a l_antonio_g@libero.it, saranno rimosse prontamente. 


 

CERCA